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Possiamo sempre fare
una cosa in modo diverso,
dando maggior valore al
nostro impegno e con migliori risultati.

Sono un dottore commercialista insolito: ho interrotto da qualche anno le attività tipiche della professione per seguire l’istinto. Percepivo da tempo che l’impresa aveva bisogno di essere supportata in tanti modi per sopravvivere al cambiamento: nuove idee, modelli organizzativi, analisi e previsioni, spinta commerciale… In definitiva, un cambio culturale a tutti i livelli aziendali con l’obiettivo di tirar fuori da ogni individuo ciò che tutti hanno: l’intraprendenza, che emerge solo se c’è passione in quello che si fa e in quello che si crede.

D’altronde, amo il mio lavoro perché mi pagano per imparare. Sono convinto che la consulenza direzionale è un vestito su misura: non lo si realizza solo attraverso i “tagli”, ma anche grazie ad un ottima capacità di “cucito” tra le varie componenti aziendali.

Quando hai avviato la tua attività ti sentivi un D.I.O.: dirigente, impiegato e operaio di te stesso. Avevi poco e hai saputo creare tanto. Trascorso del tempo hai stabilizzato il tuo sviluppo o hai dovuto affrontare alti e bassi. E magari da D.I.O. ti sei ritrovato solo… I.O.! Sai perché? Perché nonostante avessi più soldi, più risorse, un’organizzazione più grande a tua disposizione ti sei infilato nel vortice del “fare” e hai perso la parte più preziosa di te, quella che ti ha davvero fatto crescere: l’essere dirigente. Dov’è andato a finire quel visionario che dal nulla ha creato qualcosa? Perché oggi non è più in grado di raggiungere nuovi successi? Perché sempre più spesso ripeti a te stesso: “Lo so!”, due paroline così pericolose per il cambiamento?