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DUE CHIACCHIERE SULL’IMPORTANZA DELLE RISORSE UMANE NELLO STUDIO PROFESSIONALE

Caro collega,

quante volte avrai pensato che il nostro è un lavoro delicato, complesso, ricco di soddisfazioni (sicuramente tra tante difficoltà), un lavoro dove l’aggiornamento tecnico diventa un’arma strategica per vincere. Bene, tutto ciò è assolutamente vero; ma c’è dell’altro.

Lo studio professionale, infatti, per emergere (o, almeno, per sopravvivere)  non è solo pieno di carte, di libri, di computer e di scrivanie, ma è pieno di… persone! Ci sei tu, magari associato ad altri colleghi, ci sono i tirocinanti, qualche ragioniera, una o più segretarie; in una parola, ci sono persone ognuna con proprie istanze, desideri, obiettivi, modi di agire e di concepire il lavoro. Ti sei mai chiesto quanto queste persone sono importanti per il successo della tua attività? Confessa: quante volte hai pensato a loro come tuoi “fornitori” di servizi e quante volte da “clienti interni”?

Beh, certo, i clienti portano soldi mentre i collaboratori rappresentano un costo… E non basta. Il fornitore è qualcuno che “si muove” perché lo paghiamo e verso il quale ci sentiamo in diritto di valutarne il valore di ciò che è capace di dare, pena la sua sostituzione. Un cliente va invece vezzeggiato ed inseguito, perché poi parli bene di noi in giro e ci porti nuovi clienti! Ne riparliamo più avanti.

Per ironia della sorte un titolare di studio investe molto nell’aggiornamento professionale, in quello tecnologico, nell’arredo più funzionale e d’immagine, nella localizzazione medesima degli uffici e poi si accontenta di “provare” quella ragioniera, quell’altra segretaria, la tale tirocinante, per di più spesso con la giustificazione mentale che di gente disponibile ne sta tanta in giro e che, per le ragioni della domanda e dell’offerta, costa anche poco…

E quante volte hai pensato (se hai una certa età) che non ci sono più i ragionieri di una volta, che di giovani professionisti i quali ardono dalla voglia di apprendere il mestiere non ne nascono più da tempo…

Ecco, il titolare dello studio è uomo solo nelle sue decisioni organizzative interne e nelle sue responsabilità innanzi al cliente e questo sempre più spesso non lo motiva; in altre parole tale condizione prosciuga il suo entusiasmo rispetto agli anni in cui magari era un po’ più… povero ma ricco di belle speranze!

Personalmente, chiacchierando tra amici, vedo sempre meno colleghi entusiasti del proprio lavoro, oberati come sono di adempimenti, scadenze, ricerca di soluzioni, profondamente condizionati da fattori esterni (il ministro di turno, la legislazione vorticosa, gli studi di settore,…). Diciamola tutta: se sei un professionista affermato vivi in una area di comfort a cui tutto sommato ti sei abituato, ma si potrebbe vivere meglio. Se sei un giovane (“rampante” o meno) vedi il tuo futuro dopo i quarant’anni (forse…), perché le cose a cui devi porre attenzione in simultanea sono davvero tante e in un momento in cui i soldi non bastano mai!

A tutto questo c’è una soluzione? Certamente; si tratta di applicare due “semplici” ingredienti che utilizzano le imprese che crescono, le stesse che sono magari nostre clienti: si tratta del coinvolgimento e della delega.

Pensaci un po’ su: un titolare (d’azienda o di studio) se vuole crescere può decidere senza coinvolgere? Può occuparsi di un numero maggiore di clienti senza delegare? Ma per coinvolgere e delegare devi avere fiducia nelle persone che ti circondano. Orbene, mi viene in mente un piccolo dubbio: ma non sono quelli i collaboratori che un giorno hai scelto proprio tu? E dal momento in cui le hai selezionate cosa hai fatto per farle ottenere risultati sempre migliori, così da accrescere la loro autonomia (anche decisionale)? Scommetto che le hai addestrate a nuove procedure, nuovi software, nuova modulistica,… E alla loro motivazione hai mai pensato? Se addirittura ti costano poco, per quale motivo dovranno restare con te sino… alla fine dei loro giorni? E quanto ti costa il turn-over, soprattutto in termini di tempo, di nuovo addestramento?

Non voglio affliggerti oltre, ma tali problematiche sono molto simili a quelle che ti poni quando ti relazioni col tuo cliente: quante volte hai pensato che ti “voti” a lui ma non apprezza (o non comprende) lo sforzo tecnico e… non ti riconosce il compenso richiesto!

Ecco, la similitudine tra il tuo cliente “esterno” e il tuo cliente “interno” sta fondamentalmente nel fatto che in ogni caso sei “costretto a vendere” un’idea: il primo dovrà apprezzare il tuo lavoro e solo allora te lo pagherà senza obiezioni; il secondo dovrà essere consapevole che lavorare con te sarà per lui un successo (non solo economico) e solo allora avrà voglia di prendersi maggiori responsabilità e darà il massimo!

Infatti, l’energia umana è utilmente sprigionata (= migliori risultati) solo se l’individuo si sente appartenente ad un gruppo; se, viceversa, percepirà che il proprio lavoro sarà contraccambiato esclusivamente da una retribuzione monetaria ti abbandonerà alla prima occasione! Allora, è COMPITO PRIORITARIO del moderno imprenditore/titolare di studio professionale lavorare sulla motivazione umana, con la consapevolezza che bisogna far crescere i talenti, che non vi è posto più per la mediocrità aggrappata ad uno scambio esclusivamente “contrattuale” nelle rispettive prestazioni.

Misura quanto del tuo tempo dedichi alla gestione dei problemi correnti, rubandolo alle pubbliche relazioni, al marketing, alla finanza, allo sviluppo delle risorse umane, alla programmazione… Ma sono proprio queste attività che faranno crescere la tua attività!

Il vero problema non è quanto costa formare i collaboratori, ma il prezzo che dovrai pagare a non farlo!

Mi piace dire che facendo le cose di sempre otterrai i risultati di sempre. Rammenta: i tuoi collaboratori sono orgogliosi di far parte del tuo team?

Un saluto dal tuo collega.

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