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I SISTEMI DI GESTIONE DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE NELLE AZIENDE

Nella società post-industriale le gestioni d’impresa vedono sempre più pervasivi i concetti di “etica”, di “sviluppo sostenibile”, di “bilancio ambientale” e “sociale”, accanto ai tradizionali modelli legati al profitto, all’efficienza, alla crescita. Tutto questo scaturisce dalla combinazione complessa di più fattori, quali i processi di globalizzazione dell’economia, la crescente consapevolezza da parte dei consumatori e delle loro associazioni, l’accresciuta sensibilità verso la tutela ambientale e della privacy, le nuove vie di sviluppo che i progressi tecnologici offrono seppur tra mille dubbi di carattere salutistico, morale o, più semplicemente, informativo.

Di fronte a tali cambiamenti, senza dubbio irreversibili ed epocali, il mondo dell’imprenditoria non si muove ancora compatto: differenze spazio-temporali caratterizzano le multiformi culture aziendali, anche guardando al solo panorama italiano; tutto lasciando presagire che il Nord si distinguerà dal Sud e che per molti tale visione dell’ambiente in cui opera l’impresa sia prerogativa della grande industria o, più semplicemente, una prospettiva avveniristica.

Ma oggi la competizione, divenuta acerrima, deve spostare l’attenzione dell’imprenditoria sull’equilibrio tra azienda e ambiente (fisico, sociale): come la prima è sempre stata inquadrata, nei piani e nelle strategie, un sistema dinamico ed aperto, così il secondo assume valore se valutato nel tempo (il futuro) e nello spazio (l’intero pianeta; perché, ad esempio, l’aria non ha confini).

Non solo. Le piccole e medie imprese, caratteristica essenziale del sistema economico nazionale, possono far molto attraverso quegli adattamenti e quelle innovazioni organizzative che consentono di migliorare il loro rapporto con l’ambiente (sociale e naturale), sfruttando meglio le risorse, informando, diffondendo benessere: in una parola, le aziende sono coinvolte in un vero e proprio processo di responsabilità sociale che non contraddice, anzi esalta le logiche economiche in un respiro di medio-lungo termine, l’unico da prendere in considerazione per qualsiasi attività economica seria.

Fidelizzare i clienti costa; mantenere buoni rapporti con i rappresentanti sociali può essere oneroso; disinquinare lo si fa con gli investimenti; sostenere nel tempo una credibilità del proprio marchio è attività impegnativa, coltivare buone relazioni interne all’organizzazione necessita di continue attenzioni,…

Pertanto, trovare la giusta combinazione tra strategia competitiva e strategia sociale non è facile, tuttavia è condizione necessaria nel presente contesto socio-economico. Ecco sorgere nuove forme di certificazione (le SA 8000) per aiutare imprenditori e manager a condurre i propri business su una via socialmente sostenibile: i Sistemi di Gestione della Responsabilità Sociale consentono di avere consapevolezza dell’impatto ambientale di tali business, in una logica di miglioramento continuo dell’organizzazione interna.

Queste innovazioni organizzative già stanno portando alcune aziende a materializzare “bilanci sociali” e “ambientali”, intendendosi non documenti contabili, bensì attestazioni e dichiarazioni tendenti a diffondere notizie e dati circa l’utilizzo delle risorse naturali consumate e i risultati ottenuti con le relazioni di scambio che ogni azienda ha con la comunità in cui è inserita.

Non vi sono normative in  tal senso, ma già appaiono forme di standardizzazione dei contenuti, atte a guidare nei dettagli le imprese che si incamminano verso queste nuove ed essenziali forme di comunicazione sociale. Ad esempio, è fondamentale dimostrare non solo la ricchezza prodotta, ma come questa sia stata distribuita tra gli stakeholders (soci, dipendenti, comunità, erario). Ancora, occorre fornire non solo gli obiettivi socio-ambientali prefissati, ma anche le forme di verifica e consuntivazione da parte e per i medesimi stakeholders.

Le associazioni degli imprenditori, in primis l’Assindustria, debbono fare molto su tale percorso obbligato: un’attività di informazione (se non di vera e propria formazione) e di sensibilizzazione vede le rappresentanze di categoria caratterizzarsi come “luogo” di interscambio culturale sulle differenti esperienze, accelerando quelle forme di consapevolezza nel multiforme mondo dell’imprenditoria necessarie per un approccio critico e costruttivo, certamente utile ad allargare le prospettive e le visioni strategiche di chi opera con organizzazioni complesse.

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