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IL FUTURO A VENT’ANNI

Non bisogna disdegnare nulla. La felicità è una ricerca. Occorre impegnarvi l’esperienza e la propria immaginazione (JEAN GIONO).

Hai mai visto gli occhi di un ventenne, appena terminati gli studi superiori e alle prime schermaglie con la vita? Ricerca di un lavoro, scelta su quale percorso di studi universitari o professionali seguire in futuro, a quali costi e a fronte di quali disagi…

Ebbene sì, per rendermene conto di persona da qualche anno incontro in primavera le V classi degli istituti superiori per proporre il seminario dal titolo “IL FUTURO A VENT’ANNI”. Quest’anno è toccato ai due istituti tecnici industriali di Foggia, ormai accorpati: il “Leonardo Da Vinci” e il “Saverio Altamura”. Sono stati due incontri interessanti se penso che questi ragazzi nel volgere di pochi mesi saranno quasi tutti alla ricerca di un lavoro, rinunciando nella maggior parte dei casi alla possibilità di continuare gli studi.

Cosa raccontare loro? L’ho espresso in questi punti salienti:

  1. il mondo cambia e che le regole dei genitori non valgono più;
  2. la flessibilità è nella testa delle persone di successo. La precarietà, se la facciamo nostra, ci conduce all’insuccesso (sì, perché prima che una condizione esterna è un atteggiamento interiore…);
  3. il fenomeno dell’umbundling (lo spacchettamento). Esiste ancora il made in… se un prodotto è pensato in un luogo, ha materie prime di nazionalità diverse e viene assemblato in località differenti per essere venduto in un determinato posto, ma grazie alla promozione pensata altrove? E come si distribuisce la ricchezza lungo questa filiera? Quindi, in cosa ti vuoi specializzare?
  4. non basta «essere bravi a scuola» (sviluppare competenze), ma «essere andati bene a scuola» (sviluppare intraprendenza verso il rischio e l’ignoto);
  5. pertanto la scuola deve insegnare due cose:
    1. risolvere problemi interessanti (quelli per cui Google o Wikipedia non sarebbero di alcun aiuto)
    2. il passaggio dall’ubbidienza alla leadership (per una vera transizione dall’era industriale alla necessaria intraprendenza di oggi)
  6. le competenze del XXI secolo, dove risiede e può misurarsi il vero merito, sono:
    1. l’esercizio del pensiero critico
    2. l’attitudine al problem solving
    3. la creatività
    4. la disponibilità nei confronti dell’innovazione
    5. la capacità di comunicare efficacemente
    6. la collaborazione e il lavoro di gruppo
  7. infine, la responsabilità (quale capacità a trovare soluzioni) e l’ottimismo.

E facendo considerazioni più generali, traggo da Facebook la lettera che Abraham Lincoln scrisse nel 1830 (come tale viene riportata) all’insegnante di suo figlio.

Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso… Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico, cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta. Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti…. Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri…. Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina. Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare… Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando… Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i …rudi. Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore… Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso. Gli insegni, se può, come ridere quando è triste. Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime. Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza. Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima. Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto. Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio. Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente. Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano. So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare… È un così caro ragazzo, mio figlio!

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