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LA MIA AFRICA (un Paese su misura per i cretini?)

La crisi? Un modo sofisticato per colonizzare i Paesi evoluti (non solo in termini economici), utilizzando la forza dell’intelletto in alternativa alla forza delle armi, quest’ultimo mezzo sufficiente per soggiogare culture meno progredite, quantomeno sul fronte dei diritti a favore della gente comune. Non a caso le raccomandazioni e le “leggi” dell’economia (a livello nazionale e internazionale) vengono puntualmente disattese dalla politica affinché nulla funzioni davvero e l’emergenza continua giustifichi le forme moderne di potere e di coercizione. I risultati sono evidenti: ricchi sempre più ricchi e disagio sociale sempre più diffuso. Vale per gli individui, vale per i popoli. Qualcuno diceva: meno male che ci sono i poveri, altrimenti chi pagherebbe le tasse?

Ma non è della crisi economica che desidero parlare, bensì della crisi sociale, che ne è la causa scatenante e non l’effetto. E parente stretta della crisi sociale, proiettata sui singoli individui, è la crisi etica e morale, a causa della quale nell’evoluzione umana vengono superati determinati valori senza essere sostituiti da altrettanti, solidi e atti a far progredire una comunità che, dai tempi dell’età della pietra, ha visto nella coesione e nella cooperazione gli strumenti principali dello sviluppo umano, sociale, economico, tecnologico…

A livello mondiale l’Europa, divisa e conglomerante Paesi e popoli di cultura, storia, economia estremamente diverse è, per l’appunto, fanalino di coda nel mondo che corre (USA, paesi dell’estremo oriente, paesi emergenti…). A livello europeo, più nel dettaglio, gli stati di area mediterranea sembrano incapaci di competere con il nord Europa: per noi italiani è come giocare costantemente “fuori casa”, cioè in condizioni avverse e rigidamente bloccate da chi è forte ed è stato, bisogna riconoscerlo, pronto al cambiamento e alle riforme quando queste servivano. Forse una cultura che valorizza la “disciplina” e il rispetto per la “cosa pubblica” li ha favoriti, e non poco… La nostra miopia politica, senza differenze di colore, ha consentito invece di dissipare energie, denari e valori tipicamente italiani ed ora il nord Europa utilizza la propria forza per conservare il vantaggio acquisito.

Ma è nostra responsabilità questo stato di cose, non di altri… Purtroppo attraverso le nostre televisioni e i giornali, strettamente controllati, passa il messaggio che i malvagi sono gli altri per offuscare la cattiva e scadente politica interna!!

E se guardassimo ai localismi italiani? Ebbene, oltre ad osservare una varietà di situazioni e atteggiamenti, non possiamo eludere la realtà dei fatti: privilegi, corruzione, malavita, legislazione inefficace (leggi “inapplicabile”, idoneo salvacondotto per i più furbi, che spesso sono gli stessi che le predispongono); purtroppo è tutto sotto la luce del sole. Cittadini che si arrangiano (sempre alla luce del sole), ma anche istituzioni che non sono da meno: Stato, regioni, province e comuni ci educano da sudditi e noi ci arrangiamo da sudditi; anche in questo caso la responsabilità non è tutta da una parte, perché ad essere sinceri ciascuno di noi fornisce il proprio malefico contributo: le vessazioni fiscali a carico dell’economia reale (la finanza ed i business appannaggio dei poteri ben rappresentati in parlamento -scommesse e giochi, vi dicono niente?- restano sempre ai margini dell’attenzione palese dei governi), i servizi pubblici deficitari, gli autovelox municipali che dovrebbero favorire l’incolumità dei pedoni e non raccogliere fondi per i bilanci comunali, le tasse universitarie non pagate da chi viaggia nel lusso, le file evitate dai soliti noti, i condoni per gli amici, i dipendenti pubblici garantiti a vita anche quando “rubano” o sono inetti, le buche delle strade riparate ad arte per potersi “rigenerare” nel volgere di pochi mesi, i beni pubblici oggetto di vandalismi, le pensioni d’oro nel Paese degli esodati, i vitalizi che, se la politica è servizio alla comunità e non “posto di lavoro”, non avrebbero neppure motivo d’essere (e, nonostante le riforme, maturano dopo una manciata d’anni di servizio nelle istituzioni), le norme favorenti la vendita di case che sono sul groppone dei costruttori, quegli stessi famelici che hanno deturpato il Bel Paese (a danno dei cittadini che intendano vedere la propria seconda casa), i lavori pubblici interminabili perché ogni fetta di potere ci vuole mettere il naso (e le mani!), partiti, sindacati, chiesa e fondazioni (bancarie) dagli ignobili privilegi fiscali…

Insomma, questi siamo noi, prima di farci imbonire da chi ci paventa lo spauracchio tedesco: nelle istituzioni e a casa nostra funzioniamo male e viviamo peggio! Le riforme necessarie? Semplificare, semplificare, semplificare: giustizia dalle procedure più lineari, così da poterne beneficiare tutti, appalti che non ripropongano in gara chi non abbia rispettato le leggi, burocrazia meno bizantina e dal linguaggio comprensibile, troppe regioni, troppe province e troppi comuni da eliminare, meritocrazia. I soldi ci sono… e per il benessere di tutti. L’Italia è pur sempre tra i paesi più ricchi al mondo e gli italiani tra coloro che godono del patrimonio personale medio tra i più elevati. Manca la cultura e dovranno passare generazioni per recuperare l’idea che un cervello può trovare il giusto contesto in Italia per valorizzarsi e fornire il proprio contributo alla collettività. Questo non può trasformarsi in un Paese fatto su misura per i cretini! Dobbiamo toglierci di dosso la zavorra…

Leggi pure: ELEZIONI 2014: LETTERA APERTA DI UN CITTADINO https://www.giuseppesalvato.it/?p=651

CRISI ECONOMICA O CRISI ETICA? IL MODELLO DELLE QUATTRO “I” https://www.giuseppesalvato.it/?p=222