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LA STORIA SUI MURI

La relazione, presso l’ITG E. Masi, di Foggia, dove mio padre ha insegnato per un trentennio, è stata tenuta in occasione della presentazione del volume di Vincenzo Salvato, La Storia Sui Muri, nel maggio 1998, di cui ho curato la pubblicazione.

L’intervento che mi accingo a fare mi costa non poca fatica. È evidente.

Potrebbe scadere nel banale e nel velleitario parlare di mio padre e di una sua opera che, per quanto ne so, è stata allo stesso tempo sofferta e caparbiamente voluta.

È stata sofferta, in quanto solo chi lavora nel silenzio e nella polvere degli archivi può immaginare appieno il valore di una scoperta; è stata, dicevo, anche caparbiamente voluta, perché è difficile trovare stimoli interiori sapendo del disinteresse di chi ha, o ha avuto, gli strumenti per sostenere la cultura locale.

Solo oggi si rende disponibile al pubblico questo volume che nel dattiloscritto originale porta la data di marzo 1988; un volume sistematicamente aggiornato sino all’ultimo perché la ricerca d’archivio non ha mai fine…

Ma cosa vi trova il lettore? Sicuramente la curiosità, la pignoleria, a volte l’anticonformismo dell’Autore che molti di voi qui presenti sanno disponibile al confronto e all’impegno sociale. Citando Ezra Pound, se un uomo non è disposto ad affrontare qualche rischio per le sue opinioni, o queste non valgono niente o non vale niente lui!

Nella premessa mi sono permesso di qualificarlo come una “storia di storie”, in un intreccio di informazioni i cui percorsi di lettura lasciano spazio alla fantasia. Ma tutto quello che il lettore vi trova rinviene da documenti contemporanei al periodo storico analizzato, altrimenti le congetture e le ipotesi vengono evidenziate e non fatte passare per verità assolute. Resta assodato che lo studio rappresenta un punto di partenza o di confronto.

Nel volume sulla storia di Foggia, ancora inedito dal 1979, e del quale la toponomastica rappresenta una vera e propria appendice, mio padre lamentava:…al di là di ogni difficoltà, v’è fortunatamente il bisogno del sapere, senza del quale non vi può essere progresso in nessun ramo dello scibile, né può esserci progresso civile.

E altrove: Il centro storico della città è la città stessa! Non possiamo pensare semplicisticamente ad una parte della città come fosse un museo, tale da tranquillizzare le nostre coscienze.

Come pure non possiamo pensare alla città come un assieme di spazi e di costruzioni: la città e la sua storia sono costruite dalla gente e dalle istituzioni. Già negli anni ‘60 mio padre scriveva sulla necessità, ad esempio, di un’autonoma Università foggiana, centro di cultura e di aggregazione.

I suoi studi erano disponibili a chiunque: ricordo, da ragazzo, laureandi e docenti, ad esempio il prof. Romano, frequentare mio padre alla ricerca di spunti e suggerimenti; dello stesso collega egli cita nell’introduzione al libro una classificazione dei toponimi che, se non sbaglio, ha origine negli studi di linguistica.

Ma l’elenco delle persone da ricordare in questo momento non sarebbe certamente esaustivo: senza alcun ordine se non quello della memoria il dott. Ventura e il dott. Mancino della Biblioteca Provinciale, il dott. Di Cicco e i suoi collaboratori dell’Archivio di Stato, suor Maria Pia Petracca e tutta l’associazione Ut Unum Sint, con la quale si organizzarono negli anni ‘80 i Giovedì Culturali alla sala Rosa e venne fondato un primo Comitato per la Tutela del Centro Storico; e poi padre Doroteo Forte e don Michele Di Gioia, e sicuramente altri che in questo momento non mi sovvengono: tutti sono stati punti di riferimento distinguibili per l’umiltà e il silenzio del loro lavoro, in piena sintonia con le caratteristiche di uno studioso che, comunque, voleva verificare con mano, sui documenti originali le informazioni che andava costruendo.

Il volume l’ha voluto corredato di piante di grande formato, utili alla lettura; c’è stato un notevole sforzo materiale, ma anche una bella intuizione da parte dell’editore nel percepire come l’idea, tecnicamente non facile, potesse rappresentare un punto di forza dell’opera.

Spero che l’aver portato alle stampe il presente lavoro possa rappresentare non solo una grande soddisfazione per la mia famiglia ma essere testimonianza di un impegno sociale che travalichi l’esistenza umana.

Leggi pure: RUOLO E FUNZIONI DELLA “PIAZZA” NELLA STORIA DI FOGGIA https://www.giuseppesalvato.it/?p=208

LO SVILUPPO URBANISTICO DI FOGGIA DOPO IL TERREMOTO DEL 1731 https://www.giuseppesalvato.it/?p=213