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LE CONOSCENZE TI FARANNO BRAVO E LE RELAZIONI GRANDE, MA GLI ATTEGGIAMENTI TI RENDERANNO UNICO

Complessità, globalizzazione e progresso mettono a dura prova uomini, imprese e istituzioni. I percorsi scolastici vanno in affanno e i giovani -e non solo loro- sono disorientati; ogni attività lavorativa subisce rapide e profonde trasformazioni; le istituzioni pubbliche non sembrano stare al passo con le nuove esigenze dei cittadini e delle imprese e spesso rappresentano una zavorra nei riguardi di coloro che debbono viceversa favorire, pur nel rispetto delle leggi. A tutto ciò, per l’appunto, in Italia si aggiunge il governo della cosa pubblica -a tutti i livelli- con normative e regolamenti inutilmente complessi e infarciti di ambiguità, politiche che favoriscono il consenso elettorale piuttosto che l’evoluzione strutturale del Paese e una giustizia spesso inefficace, tardiva e iniqua.

Quali attenzioni una persona deve avere in un cosiffatto scenario? Quali priorità deve porsi un’azienda, per competere efficacemente? Credo che gli aspetti strategici da considerare nella prospettiva dello sviluppo delle risorse umane siano sostanzialmente tre: le conoscenze -culturali e professionali-, le abilità relazionali e gli atteggiamenti personali. Le motivazioni possono essere così sintetizzate: le conoscenze ti faranno bravo e le relazioni grande, ma gli atteggiamenti ti renderanno unico.

Primo step, le conoscenze. Nel mondo complesso, globale e progredito se non sai, non sei; senza confondere l’informazione -ahimè, spesso superficiale quanto più facile ne è l’accesso- con la formazione e la competenza, che ci rendono sicuri in ciò che facciamo. Ma quello che sappiamo, c’è da precisare, diventa sempre più velocemente obsoleto, quindi aggiornamento e integrazione di nuove conoscenze sono sempre necessarie.

Secondo step, le relazioni. Sapere e saper fare, senza una vera capacità di condivisione, sono come un motore potente ma spento, atteso che sempre più volte ci viene chiesto di affrontare problemi complessi interagendo con professionalità e culture differenti. Spesso, infatti, le capacità di collaborazione e gli atteggiamenti correlati -comunicativa, leadership, coinvolgimento emotivo- assumono rilievo nell’analisi del potenziale di un individuo, a partire dai processi di selezione del personale nelle aziende.

Terzo step, gli atteggiamenti. Conoscenze e abilità relazionali trovano infine il loro acceleratore negli atteggiamenti personali: ciò che costruiamo sin dai primi anni dalla nascita, il nostro carattere, ci torna estremamente utile per tutto il resto della nostra esistenza e ci permetterà di affrontare il cambiamento con minori affanni e maggior positività, sopportando meglio inevitabili errori e sconfitte lungo il percorso della vita. È necessario, pertanto, prendere in considerazione il complesso degli atteggiamenti personali -e quindi il processo educativo che contribuisce a plasmarli, a partire dall’infanzia, o la cultura d’impresa, nell’età adulta- come il fattore prioritario su cui fondare la nostra esistenza: determinazione, curiosità, fiducia, empatia, creatività, capacità di ascolto, organizzazione sono solo alcuni di essi, tra i tanti, che vanno curati e che ci consentiranno una più efficace integrazione e collaborazione con altri individui e gruppi.

Il fatto che il carattere individuale si forma presto in ognuno di noi non giustifica il fatalismo: si può e si deve lavorare costantemente sulle nostre abitudini se vogliamo produrre nuovi risultati o risolvere problemi. Non bastano impegno e buona volontà, bisogna “vincere” sul nostro cervello e sui nostri istinti conservativi. Pertanto, comprendere e modificare qualche nostro comportamento ci sarà d’aiuto, nel mondo complesso, globalizzato e progredito, per affrontare cambiamenti attesi e meno prevedibili o desiderati: le abilità relazionali -in primis le capacità comunicative- ne saranno favorite e, a seguire, le competenze professionali potranno meglio essere messe al servizio della comunità con cui siamo connessi, apprezzate e condivise. Lo stesso sviluppo di nuove conoscenze sarà avvantaggiato da una rinvigorita energia motivazionale.

Se proviamo, viceversa, a puntare sulle sole competenze sperando che esse, di per se stesse, ci aiutino ad entrare meglio in relazione con gli altri e a consentire che i nostri atteggiamenti vengano diffusamente apprezzati… beh, avremo fatto un buco nell’acqua, perché la psiche umana seleziona innanzitutto le persone con cui abbiamo o desideriamo avere a che fare in base alle affinità comportamentali e non in funzione delle conoscenze altrui che ci possono interessare. In effetti, la prima cosa che emerge di noi e che riflettiamo sugli altri sono le nostre espressioni e le nostre manifestazioni, non il nostro sapere.

Ecco perché ogni cambiamento, individuale e collettivo, deve iniziare da un’attenta analisi degli atteggiamenti personali, a partire dal vertice -se trattasi di gruppo di lavoro-, così da incidere più durevolmente ed efficacemente sui cambiamenti nelle relazioni interpersonali e addirittura nelle competenze. E già, perché con gli atteggiamenti giusti si apprende e ci si adegua al nuovo anche più velocemente. Imparare concetti e imparare a fare è necessario, abituarsi ad interagire e ad inserirsi nei gruppi è utilissimo, ma curare i propri atteggiamenti, sin dall’infanzia, è fondamentale per la vita: combinarli al meglio è come intuire la dose giusta di sale che insaporirà a puntino qualsiasi minestra che ci verrà servita o che ci troveremo a servire!

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