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LO SVILUPPO URBANISTICO DI FOGGIA DOPO IL TERREMOTO DEL 1731

Nel maggio del 1999, in collaborazione con il centro culturale Ut Unum Sint In Sanguine Christi, guidato da suor Maria Pia Petracca, animatrice dei “Giovedì Culturali” presso la Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte di Foggia, venne organizzato il seminario su Lo sviluppo urbanistico di Foggia dopo il terremoto del 1731. Quella che segue è la relazione da me tenuta all’epoca.

Nei primi decenni del ‘700 l’espansione urbana è episodica e disorganica: scompaiono le ultime tracce della cinta muraria ad inizio del XVIII secolo e aumenta la pressione demografica; i nobili cercano suoli fuori città a scopo edificatorio.

L’attività edilizia ecclesiastica trova impulso nella figura del vescovo di Troia, Mons. Emilio Giacomo Cavalieri, che tra le altre iniziative fa costruire nel 1709 un convento dei Francescani scalzi a lato della chiesa del Carmine. Ampliato nel 1724, si provvede ad erigere di fianco al convento la chiesa di S. Pasquale, segnale di una primordiale spinta dell’abitato verso sud-est.

Ma il 20 marzo del 1731, martedì santo, alle ore 21,45, la terra trema: pochi, lenti sussulti e poi un susseguirsi rapido di scosse prevalentemente ondulatorie. Un anonimo relaziona riportando per la cronaca una cinquantina di scosse successive di minore intensità e altre due, più significative, il 7 maggio e il 30 dicembre di detto anno. I crolli interessano un terzo delle abitazioni e tante altre restano gravemente danneggiate. Molte case di campagna seguono la stessa sorte. I morti, secondo l’anonimo, sono un migliaio; oltre duecento quelli nell’agro circostante. Stime di poco successive (1736) parlano, però, di 164 morti; dato ripreso anche da rilievi ottocenteschi.

Crolla il campanile della Collegiata (attuale Cattedrale), ma solo vent’anni più tardi, nel ’51, se ne delibera la ricostruzione, spostato verso la piazza ove trovasi tuttora: viene dotato di orologio e, nel 1755, fornito di due campane più grandi.

È datata 22 marzo 1731 la prima apparizione della Vergine al popolo foggiano, nel luogo antistante al convento dei Cappuccini, a destra della strada per S. Severo. Anche il presidente della Dogana, Carlo Ruoti, l’attesta per iscritto. L’autorità doganale, di fronte ai gravissimi danni materiali, concede l’edificazione di fasce tratturali suburbane, riversandosi in quei luoghi soprattutto i ceti popolari, e riproponendosi, con le nuove baracche, l’architettura degli antichi “casalini”.

I nuovi quartieri settecenteschi, così, si sviluppano in parte lungo la direttrice nord-ovest, laddove la nobiltà già stava edificando, negli anni Venti del secolo XVIII, per la via dei Cappuccini: tra porta Grande e via S. Eligio si attesta, pertanto, il quartiere delle Quattro Corsee (così chiamato perché si dipartivano da lì i due tratturi per Cerignola e Manfredonia, da un lato, e i due per Lucera e S. Severo, dall’altro). In quell’ambito si articolano i borghi S. Eligio e Croci, che gravitano sulla nuova piazza antistante l’omonima chiesa, oggi denominata per l’appunto piazza S. Eligio. Ma l’urbanizzazione dell’area tra la chiesa delle Croci e l’attuale via Manzoni è ultimata negli anni ’70.

Nell’anno del terremoto è riparato e anche ampliato, più ad ovest, il convento di S. Francesco (ex sede del distretto militare).

Tuttavia, lo sviluppo urbanistico maggiore, per dimensione e importanza, avviene verso sud-est. Un ramo si estende da porta S. Domenico al convento di Gesù e Maria: tra porta Grande e porta S. Domenico sorge, infatti, il borgo S. Antonio, sull’antico orto omonimo, sviluppandosi così l’arteria che nell’Ottocento sarà dedicata a S. Francesco Saverio (oggi corso Cairoli) e la strada denominata di S. Antonio abate (oggi corso Vittorio Emanuele II).

Un’altra direttrice è quella che interessa, più a sud, l’attuale piazza del Carmine: nuove costruzioni vengono erette tra porta Reale, il convento di S. Pasquale e la chiesa del Carmine. Infatti, ultimato l’ampliamento di palazzo Dogana nel 1762, l’espansione del borgo del Carmine ha notevole impulso lungo l’attuale via Crispi, sull’antico orto di S. Domenico.

Ma facciamo un passo indietro. Nell’anno del terremoto la vecchia Dogana, che insisteva su largo Pozzo Rotondo (attualmente piazza Federico II), viene smantellata (tuttavia il trasloco del tribunale avvenne più tardi, nel 1735) a vantaggio della costruzione prospiciente largo Palazzo (oggi piazza XX Settembre), ovvero dell’incompleto seminario che inizialmente insisteva sullo stradone della Madonnella (dalla prima della metà del ‘700 denominato del SS. Salvatore ed oggi corso Garibaldi). Tale costruzione cambia destinazione anche a causa della scomparsa di mons. Emilio Giacomo Cavalieri, nel 1726, e verrà ampliata secondo le dimensioni attuali solo nei decenni successivi.

Dal 1733, poi, si avvia la costruzione della chiesa di S. Francesco Saverio, delimitandosi definitivamente l’attuale piazza XX Settembre e spostandosi verso sud, così, il centro politico-amministrativo cittadino. Si va pertanto espandendo alle spalle della chiesa il borgo di S. Francesco Saverio e si demarcano chiaramente le arterie oggi denominate via Parisi e via S. Lorenzo.

Leggi pure: SCUOLA MEDIA G. BOVIO – FOGGIA: LA STORIA DELLA NOSTRA CITTA’ https://www.giuseppesalvato.it/?p=449

LA STORIA SUI MURI https://www.giuseppesalvato.it/?p=200