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L’OMICIDIO DEL COMUNISMO E IL SUICIDIO DEL CAPITALISMO

Omicidio e suicidio sono due atti violenti, insulsi, incivili, irriguardosi, che si consumano in un attimo ma che quasi sempre vengono pensati da molto tempo. Ecco, se per gli umani funziona pressappoco così, per le civiltà muterei solo l’idea del consumarsi in un attimo: impossibile, anche nei casi di rivolte popolari. Allora provo a rivivere brevemente alcuni momenti della nostra epoca.

1989: il crollo di un muro e le prospettive per un mondo migliore… Questo è il messaggio che passò come una certezza all’epoca, dichiarata da parte di tutti;

Anni’80-’90: progressivo indebolimento dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni territoriali. Almeno in Italia, eccessiva politicizzazione in ogni ambito della vita sociale, corruttele e lassismo diffusi e crescenti, indebitamento galoppante degli enti locali e a carico dello Stato;

Fine ‘900: liberalizzazione di ciò che “conviene” liberalizzare (per il tornaconto di pochi), in primis il movimento internazionale dei capitali e la fine della distinzione tra banca di credito commerciale (raccolta del risparmio delle famiglie e finanziamento delle imprese) e banca d’affari (supporto ai grandi movimenti di pacchetti azionari e speculazione finanziaria). La speculazione la si fa grazie al risparmio pubblico, che almeno in Italia sarebbe tutelato dalla Costituzione. Ma anche carburanti, assicurazioni, energia, acqua, servizi pubblici, tanto per citare settori un tempo ritenuti strategici, cadono sotto i colpi dei potentati di turno che arraffano le fette di torta con più canditi sopra. E noi applaudiamo ai vantaggi della libera concorrenza: più efficienza, più scelta, prezzi più bassi. Chi li ha visti? Avvento in Italia della cosiddetta “Seconda Repubblica”: nuovi partiti, anche piccolissimi, e movimenti che somigliano più a gruppi di interesse vengono favoriti nel loro proliferare da leggi e regolamenti parlamentari che li finanziano e li favoriscono;

Primi anni 2000: veloce allargamento dell’Europa a molti Stati appena resisi indipendenti che sono, è noto, economicamente o socialmente deboli. Alla ribalta il terrorismo internazionale e le guerre motivate apparentemente da questo stato di cose;

2008: dopo aver lasciato campo libero alla finanza di creare “castelli di carta”, titoli atipici (cioè non regolamentati dai nostri codici) e operazioni di ingegneria finanziaria senza regole e a bassissima tassazione, inizio della grande crisi economica mondiale. La capacità di risparmio si riduce sempre di più e i consumi calano all’incremento della disoccupazione. Le famiglie che possono cercano di utilizzare il patrimonio per mantenere certi standard di vita e chi non può si indebita. Chi si sta riprendendo oggi, con un minimo di prospettiva (2013), sono solo i paesi più forti. Negli altri si chiacchiera seduti su cumuli di immondizia. Alle banche non manca mai il sostegno, con denaro stampato di fresco (USA e Giappone) o attraverso l’indebitamento pubblico (Europa): i cittadini, invece, soffrono la stretta fiscale, soprattutto in Italia;

2013: in molti paesi del vecchio continente sorgono idee e movimenti anti-europeisti, atteso che l’Europa ha deciso di guidare gli Stati aderenti attraverso il controllo finanziario, disattendendo una semplice regola che vuole il “pubblico” intervenire a sostegno dell’economia in momenti di crisi per recuperare mezzi finanziari, attraverso una incrementata tassazione, in momenti di ritrovata prosperità. Teorie keynesiane applicate con successo durante la grande depressione dei primi anni ’30. Ma in “condominio” si ha sempre paura dell’abuso del vicino e questo crea immobilismo, proprio ciò che non serve in momenti come questi. Così l’euro resta stabilmente forte… Chissà perché deve rimanere tale (+30% sul dollaro) anche quando è l’economia americana ad essere notoriamente la più forte (avevamo studiato qualcosa di diverso all’università!). Per noi comuni mortali resta un mistero cosa frulli nella testa dei governanti europei: le politiche di rigore quando c’è recessione? Mah, e cosa succederà se un giorno qualcuno al di là dell’oceano (succede sempre così, aspettiamo il treno guidato da altri!) ci regalerà la crescita? Accadrà che qualche governante europeo se ne attribuirà il merito…

In breve il “nostro” Capitalismo, dopo aver eliminato il suo concorrente ideologico (qualcuno lo definiva “nemico”, ma cosa c’è di diverso?), in preda ad un delirio di onnipotenza non ha più termini di paragone e si confronta con se stesso: HOMO HOMINI LUPUS; chi può spara i suoi colpi, cosicché registriamo polarizzazioni della società civile mai osservate sinora. Prima tra il mondo economicamente ricco e quello povero, oggi all’interno delle stesse società opulente.

E il tutto sotto gli occhi inermi della politica, debole rispetto ai poteri economico-finanziari e pregna di valori insani, ma radicata attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione di massa e il servilismo di molti giovani che quantomeno in Italia credono ancora nello “sponsor” e sempre meno in se stessi. Politica che si muove nella speranza di sopravvivere aggrappata a privilegi che in altre epoche avrebbero, come hanno, generato vere e proprie rivoluzioni popolari. Cosa ci può succedere? Beh, quello che è sotto gli occhi di tutti: dopo le etnie a confronto (bianchi e neri, occidentali e orientali) troviamo, l’una contro l’altra, le categorie sociali (ad es. proprietari immobiliari e non, pensionati baby e/o pensionati ricchi contro lavoratori senza speranza di pensione), le tipologie di lavoratori (a tempo indeterminato e precari, autonomi e dipendenti), le generazioni (giovani e anziani).

Eppure, almeno per quanto riguarda l’Italia e noi Italiani, ce ne stiamo attaccati ai televisori o nei bar a tifare coloro i quali ci hanno condotto sin qui, imboniti dalle promesse sulla riduzione di questa o di quella tassa. Qualcuno è capace di ricordare una riforma (solo una) negli ultimi anni che ha comportato un vero cambiamento in meglio della nostra società e della nostra economia? Nel frattempo il debito pubblico italiano avanza: ciò significa che si spendono più soldi di quanti ne ricaviamo dalle attività di enti e privati…

  • Semplificazione della BUROCRAZIA snellendo non le carte, quanto le posizioni organizzative che hanno la loro ragion d’essere nella produzione e nella sistemazione delle  carte. In una recente intervista radiofonica qualcuno ha detto: più le regole non funzionano, più i peggiori prosperano;
  • SCUOLA e accesso all’istruzione superiore per merito: il profitto durante il percorso di scuola media superiore in aggiunta alla capacità di sostenere esami secondo un piano/ritmo prestabilito al primo anno di università e non un test possono accogliere i meritevoli nell’ateneo giusto;
  • DEBITO PUBBLICO sotto controllo, attraverso leggi di spesa realmente ancorate alle effettive disponibilità di entrate, e gestione redditizia del PATRIMONIO pubblico, altrimenti dismissioni e cartolarizzazione;
  • CRIMINALITÀ -organizzata e non- ricondotta nella media dei paesi virtuosi, grazie a leggi garantiste ma certe nell’applicazione (siamo passati da patria e culla del diritto a pianificatori di veri e propri aborti di “relatività legislativa”);
  • AMBIENTE tutelato e valorizzato con investimenti programmati nel lungo termine. I “rattoppi” non servono e la natura si vendica. Occorrono scelte a livello centrale e non locale sullo smaltimento dei rifiuti, a causa dell’eccesso di compromessi che tali scelte comportano. Abbiamo bisogno di una politica ambientale forte e lungimirante, di carattere strategico e non emergenziale e, pertanto, dev’essere governata dal centro nelle sue linee guida. È vergognoso pagare lo smaltimento dei rifiuti all’estero;
  • FISCO equo e solidale, con una seria lotta all’evasione (lo scudo fiscale al 5% è stata l’ennesima incitazione a delinquere per chi può e anche per chi disperatamente non può, ma viene così spinto a farlo…) e veri incroci sulle disponibilità finanziarie, senza fare terrorismo sui consumi. Una reale progressività dell’imposizione, che si è persa negli anni (appiattimento delle aliquote irpef, detassazione della prima casa, anche quando è un castello, demolizione dell’imposta di successione, a favore dei grandi patrimoni,…). Verifiche per categorie settoriali con presenza continuata in azienda ed estensione dei risultati per gli esercizi a venire? Se non si è d’accordo, che sia l’azienda a chiamare la finanza in casa a vincere certe presunzioni… Tassazione seria e adeguata sulle rendite finanziarie, che non creano alcuno sviluppo economico. Per favore non tiriamo sempre in ballo Equitalia: chi ha votato la sua costituzione e le regole con cui opera? Alzi la mano e risponda agli Italiani;
  • SPESA PUBBLICA ricondotta nei limiti della decenza. Gestione degli acquisti centralizzati, atteso che non siamo capaci di pagare cifre simili per prodotti simili in differenti regioni. Che possa passare di qui il corretto pagamento degli obblighi della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese?
  • ABOLIZIONE DI ENTI che, anche se utili, appesantiscono con filtri, passaggi, regole, legacci vari l’attuazione delle riforme, delle opere, dei cambiamenti necessari per la modernizzazione del paese. Qualcuno si occuperà di quanto di buono ancora fanno, diamine! Al pari della riforma degli enti è la RIFORMA ISTITUZIONALE, che è sempre mancata nel paese a tal punto da condurci a gestire l’attuale momento con strutture anacronistiche e inefficienti. Purtroppo si litiga per il potere perché mancano gli statisti, che è come dire che in un’azienda mancano i top manager: gli altri operano senza una visione strategica. Eppure il processo di “distruzione creatrice” permette al vecchio di morire per lasciar spazio al nuovo: questa è “Evoluzione”. Le province e non solo. Abolizione delle regioni e delle province autonome, davvero anacronistiche;
  • POLITICA e sua regolamentazione, sindacati e partiti con bilanci certificati. Chi vuole li finanzi, in trasparenza. Ma è troppo semplice: ha più legacci e incombenze un’associazione sportiva dilettantistica…;
  • limitazione ai PRIVILEGI di ogni sorta, compresi i cumuli di incarichi pubblici: chi non ha portato risultati pre-concordati e attesi vada a casa e non venga richiamato da altre amministrazioni pubbliche con emolumenti d’oro. Si impara a vivere anche con 1.500-2.000 euro al mese, come tanti, o no?
  • Paghiamo oggi anni di disinteresse verso una CLASSE DIRIGENTE (nei partiti come nella Pubblica Amministrazione) asservita e incapace, quindi destinata al conservatorismo se non all’immobilismo;
  • PENSIONI d’oro, assommate tra loro e acquisite grazie a leggine orride. Ma tutto il WELFARE è un esempio di squilibrio: spendiamo meno di altri paesi a noi simili ma spendiamo malissimo, quindi siamo obiettivamente inefficaci;
  • LAVORO e differenze retributive inspiegabili tra lavoratori;
  • POLITICHE GIOVANILI, non contentini per l’infanzia e per le famiglie numerose;
  • RECUPERO EDILIZIO, in sostituzione dell’estensione costosissima delle nostre città: nuove urbanizzazioni (solo la crisi sta frenando in Italia il raggiungimento del triste obiettivo di due auto per famiglia) e terre rubate all’agricoltura nel mentre i centri storici si svuotano perché non più funzionali alla popolazione e, presto, alle piccole attività economiche;
  • TURISMO, il vero petrolio soprattutto per le regioni meridionali, che “giace” così in profondità da non essere visto e sviluppato attraverso una cultura dell’accoglienza, presente a macchia di leopardo. Cosa occorre per evitare che ogni regione abbia il suo ufficio nelle sedi di rappresentanza europei? Semplicemente ridicolo;
  • GIUSTIZIA efficace (non semplicisticamente breve, ma che tuteli davvero e velocemente chi ha ragione, soprattutto nelle cause civili, che riguardano la stragrande maggioranza delle persone per bene e delle imprese!);
  • RICERCA E UNIVERSITÀ meritocratica, per chi ci lavora in modo obiettivamente proficuo e non per gli scopiazzatori di tesi di laurea. I finanziamenti vadano a chi fa ricerca di qualità: troppe le sedi universitarie aperte negli ultimi quindici anni;
  • ARTIGIANATO, una ricchezza tutta italiana fatta di tradizioni, attività integrate ed atte a valorizzare le singole peculiarità territoriali. Eppure i fondi vanno sempre alle grandi imprese, mentre le piccole lottano contro la burocrazia, per loro insostenibile;
  • TERZO SETTORE, che sopperisce con flessibilità ed in economia in tutte le situazioni dove né il privato né il pubblico possono economicamente ed utilmente arrivare;
  • CULTURA E BENI CULTURALI, per valorizzare un patrimonio ineguagliabile al mondo andiamo a studiare cosa viene fatto all’estero e come la cultura si possa proficuamente intrecciare nel turismo, nell’economia, nello sviluppo di nuovi e antichi mestieri;
  • INFRASTRUTTURE utili e necessarie, con controlli sulle responsabilità di conduzione a termine dei lavori, soprattutto nelle comunicazioni, nelle telecomunicazioni e nella digitalizzazione documentale. Interconnettersi e fare rete sono due passaggi obbligati per le grandi imprese ma oggi sempre di più per le piccole e per ciascun cittadino e non esiste Stato moderno senza una tecnologia e cultura tecnologica diffusa;
  • SANITÀ senza sprechi e senza privilegi, a favore dei veri deboli, ma anche garantista di servizi uniformi sull’intero territorio nazionale: su quest’ultimo punto sembra che l’aver attribuito le politiche sanitarie alle regioni sia stato un interrogativo del legislatore che, invece di chiedersi il perché sulla delega di scelte economico-sociali al territorio locale, si è posto il semplice problema di cosa far fare alle neonate regioni… e la sanità è stata la scellerata risposta!

Siamo un Paese pieno di risorse e positivamente zeppo di cervelli che purtroppo, in modo cinicamente ragionato, vengono isolati per non far emergere le differenze con l’inettitudine di chi pretende di guidare il nostro destino. Tutto in Italia sembra sopravvivere in una costante agonia, mentre si è privatizzato ciò che è fonte di lucro per pochi (scuola, sanità, imprese in specifici settori merceologici), si sono accentuati i privilegi delle élite, si è tollerata la criminalità finanziaria, si sono eliminati organi e strumenti di controllo pubblici. A noi gente comune restano i cocci e sui cocci ci fanno pure litigare per distrarci e per sapere un giorno con chi prendersela! Arrangiarsi e soffrire è il destino dei deboli, ma così il Capitalismo mangia se stesso e alla fine…

La lista di cui sopra è solo indicativa e governare è un po’ come essere l’allenatore della nazionale in mezzo a milioni che si sentono bravi come lui. Ma sinceramente tra il tutto e il niente ce ne passa… e in Italia non succede mai niente di significativo per la gente comune. PANEM ET CIRCENSES: già gli antichi Romani avevano compreso cosa desidera essenzialmente il popolo; e il Governo non deve far altro che accontentarlo. Purtroppo in Italia si è passati dai governi “balneari” e ballerini ai governi formalmente più stabili ma nella sostanza nient’affatto coraggiosi e, pertanto, dai medesimi effetti e difetti. E quando la politica perde il primato… si chiede l’aiuto dei tecnici!

Oggi il mondo accelera e si nota maggiormente che restiamo indietro. Tra Sparta e Atene ha vinto Atene, la culla della democrazia, perché Sparta si prendeva cura delle élite e selezionava alla nascita i forti dai deboli; Atene coltivava la crescita culturale e magari tra la gente comune poteva scoprire il talento di un futuro generale! Con altro esempio, è il teorema del quadrato, il poligono che massimizza la superficie rinchiusa nel medesimo perimetro rispetto a qualsivoglia figura geometrica piana: allo stesso modo, si massimizza il benessere di una società non dando a tutti gli stessi mezzi; il lati uguali, infatti, devono essere i lati delle opportunità, queste sì devono essere concesse a tutti. Altrimenti ci ritroveremo come nel nord Africa: le persone che non hanno più nulla da perdere imbracciano i fucili… Sembra una scena a noi lontana perché abbiamo ancora la pancia piena e i genitori aiutano i figli a sostenersi; ma per quanto tempo ancora? Non mi importa nulla che questi discorsi siano di sinistra o di destra: i consumi aumentano se aumenta la distribuzione della ricchezza e se aumentano i consumi le imprese e i più intraprendenti coglieranno più opportunità, magari offrendo lavoro a chi è più limitato culturalmente o a chi non ha mezzi adeguati… E tutti ringrazieranno, compreso uno Stato che incasserà di più e, con virtù, saprà ridurre il suo debito che significa accrescere la propria autorevolezza nei consessi internazionali. I debitori, si sa, sono sempre sotto lo schiaffo dei più forti (vale per le persone e vale per i paesi…).

Ho capito, non sarò mai primo ministro in questo amato paese!

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CRISI ECONOMICA O CRISI ETICA? IL MODELO DELLE QUATTRO “I” https://www.giuseppesalvato.it/?p=222