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PER FAVORE, NON CONFONDIAMO LA FORMAZIONE MOTIVAZIONALE CON LA CONSULENZA

PREMESSA

Non confondiamo la formazione motivazionale con la consulenza.

Viviamo in un mondo complesso: al crescere del benessere crescono pure i bisogni individuali e collettivi ancora da soddisfare, che si moltiplicano in un gioco senza fine. E in un’economia di mercato ad un bisogno corrisponde un’offerta da parte di chi ritiene di scambiare un valore, di offrire un risultato. D’altronde, è il lavoro di aziende e professionisti quello di individuare i bisogni, a volte di saperli creare, e di organizzarsi per soddisfarli al meglio. E questo vale anche per il bisogno di “consigli”, i cui destinatari sono individui e organizzazioni, peraltro accentuato proprio dall’accelerazione che viviamo nella nostra quotidianità, che vede perdenti i lupi solitari, i convinti del detto “chi fa da sé fa per tre”, evidentemente coniato in un’epoca ormai passata, molto più statica e prevedibile.

 

 

SAPERE E IMPARARE

Orbene, i consigli ci aiutano su due piani ben distinti:

  • Il piano delle idee (si viene a conoscenza di saperi nuovi);
  • Il piano dell’operatività (si impara a fare in modo diverso dal passato).

In un mio articolo del dicembre 2016 così scrissi: Imparare non è sapere; come il desiderio di imparare è cosa profondamente diversa dal desiderio di sapere: ovvio, ma non scontato; a ben vedere il sapere è la conseguenza di un fare non necessariamente finalizzato, mentre l’imparare è la deduzione di un risultato raggiunto o, quantomeno, la predisposizione verso un prodotto atteso. Mi spiego meglio.

Il sapere è definibile come l’insieme di nozioni, informazioni e cognizioni acquisite attraverso lo studio, l’ascolto e l’esperienza, mentre l’imparare è apprendimento attraverso l’esercizio, l’osservazione e lo stesso studio. La parola “sapere” è un nome (qui non ci interessa la declinazione all’infinito del verbo), quindi la rappresentazione ferma e definita di una realtà… viceversa, il termine “imparare” corrisponde a un verbo (manca il nome corrispondente), correlato a un’azione specifica… “sapere” è uno stato, una condizione; “imparare” è movimento, un processo dinamico, un’evoluzione.

…anche sul piano delle sensazioni intime il sapere e l’imparare producono stati d’animo differenti: il sapere ci dà sicurezza, l’imparare ci inorgoglisce.

E concludevo: …la pratica vale più della grammatica e l’imparare ci rende di gran lunga più capaci del sapere.

 

LA FORMAZIONE NON E’ LA CONSULENZA

Quindi, cosa ne possiamo dedurre? Una conseguenza sopra tutte: dobbiamo imparare a distinguere la formazione (che soddisfa il bisogno di sapere) dalla consulenza (che soddisfa il bisogno di imparare). Spesso i due livelli non sono ben identificati anche a causa di una comunicazione non proprio esatta da parte degli stessi formatori e consulenti. Più specificatamente, i primi (in particolare mi riferisco ai formatori motivazionali) spesso si spacciano per i secondi, cercando di “vendere” una cosa per un’altra. Ma nel mentre è insito un certo grado di formazione nei contenuti della consulenza, non è vero il contrario, purtroppo.

Ma perché il “gioco” riesce? Un consulente è una persona esperta in qualcosa che al committente manca; competenze professionali e/o trasversali (soft skills) cucite addosso al cliente per una determinata situazione. Il formatore, viceversa, spesso possiede medesime competenze trasversali ma standardizza il suo servizio secondo moduli preconfigurati. Le idee restano idee, pur valide ma la cui responsabilità nell’essere adattate e trasformate in azioni e risultati resta in capo al committente; sia ben chiaro.

Entrambe le figure godono del vantaggio, da riversare al cliente, di vedere le cose da una prospettiva esterna, terza; ma il consulente, nel suo “fare”, utilizza strumenti specifici, nel mentre il formatore, nel suo “dire”, usa solo la sua voce e la sua motivazione. E spesso cerca di compensare una carenza di professionalità specifica proprio con la spinta motivazionale.

 

CONCLUDENDO…

Non confondiamo la formazione motivazionale con la consulenza. Debbo concludere, purtroppo, che non poche volte il cliente “casca” nella confusione perché il sapere, soprattutto se ben “raccontato”, è affascinante, gratificante e perché la spinta motivazionale sta alla base sia degli interventi formativi che consulenziali; tuttavia, seppur all’origine di ogni iniziativa, di ogni cambiamento, la motivazione rappresenta solo il carburante per avviarsi, non certo la soluzione per consolidare i risultati attesi.

Spesso il formatore, nell’essere un buon commerciale, è capace di dare il massimo proprio nel proporre le giuste motivazioni e… il gioco è fatto! L’antidoto, per una scelta consapevole, sta nel chiedersi sempre se si è alla ricerca di idee o di una nuova operatività.

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