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UN PASSO INDIETRO

La vita ci ha insegnato a fare passi avanti: la crescita, il progresso, il miglioramento si ottengono facendo passi in avanti. Questa è la natura dell’uomo. Stupendo, anche se nella società in cui viviamo oggi fare passi in avanti non è più una scelta perché sta diventando quasi un obbligo: se non ci riesci, se non hai qualcuno che ti può aiutare, se ti accontenti di ciò che hai già ottenuto o se non sei semplicemente capace allora resti indietro -e questo è il minimo- magari additato come un inetto o un buono a nulla. Sarà sempre vero? Secondo gli standard e la cultura prevalente sì; se vediamo la cosa da prospettive differenti, chissà…

Qui, però, mi voglio soffermare sull’aspetto opposto: quando cioè è utile fare passi indietro. Sarà talvolta utile fare passi indietro? Vi propongo qualche situazione dove si vince o si perde tutti assieme.

  1. Quando non ci piace un risultato o di fronte ad un fallimento occorre non solo esaminare ciò che stiamo facendo ma anche i nostri punti di vista, le idee e le convinzioni che ci guidano. Sarà il caso di fare un passo indietro e mettere in discussione proprio qualcuna delle nostre convinzioni?
  2. Nel gruppo a cui aderiamo ci sono molte cose che non vanno: senti di aver preso delle fregature e si è arrivati al punto che non sono più distinguibili le cause dagli effetti. Ovvero, ciascuno pensa di sapere bene cosa genera il caos, le inefficienze; peccato che nessuno condivida la posizione di tutti gli altri. Sarà il caso di fare un passo indietro tutti assieme?
  3. Si decide, dopo tante sofferenze e con molte perplessità, di “provare” a cambiare le cose con il coinvolgimento di un consulente, di un terzo. Il clima di partenza è ormai degenerato da tempo (parlarne prima è un’ipotesi non presa in considerazione fin quando i costi del caos sono “sopportabili”) e la diffidenza impera; ognuno si trincera e non intende uscire allo scoperto, altrimenti il capo lo impallina. Si sbologna così al consulente la patata bollente nel mentre ognuno (capo incluso) si occupa sempre e allo stesso modo delle medesime cose. E così una baionetta, per quanto agguerrita, affronta il cannone schierato. Il cannone è l’inerzia, la routine, le abitudini, quelle stesse che ci appartengono e che ora stiamo chiedendo ad un terzo di trasformare. Sarà il caso di fare un passo indietro e di affrontare tutti e a viso aperto il cambiamento?
  4. Si selezionano e si inseriscono nuove persone per sopperire al carico di lavoro: devono essere già pronte, complete professionalmente , capaci di risolvere i problemi che altri hanno creato e di adattarsi senza pretese e senza perdite di tempo all’ambiente degenerato. Insegnargli l’utilizzo degli strumenti operativi è il massimo che si possa fare per loro. E allora succede che i veri talenti non accettano o rinunciano poco dopo l’inserimento. Sarà il caso di fare un passo indietro su cosa è necessario fare prima di inserire nuovo personale?
  5. Ogni novità, ogni cambiamento nelle procedure viene avvertito come una minaccia. Ovvero non si ha mai il tempo per attuarla perché la giornata si è saturata delle inefficienze a cui ci siamo anche abituati (pur con qualche arrabbiatura). La giustificazione è il mezzo più ovvio e diffuso per tutelarsi e comunicare in modo armonioso e costruttivo tra le persone è dimenticato da tempo. Tutti pensano che debbano essere gli altri a cambiare per primi e, nel lamento generale, ci si agita come nelle sabbie mobili affossando sempre più. Sarà il caso di fare un passo indietro e ascoltare nuovi punti di vista, osservando da altra prospettiva le cose?

Osserva la tua vita. Su cosa ti conviene e sei disposto a fare un passo indietro?

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RIGIDITA’ VS. FLESSIBILITA’ https://www.giuseppesalvato.it/?p=1077