Inserisci qui le parole..

E premi invio.

RIGIDITÀ VS. FLESSIBILITÀ

 

RIGIDITÀ s. f. [dal lat. rigidĭtas -atis, der. di rigĭdus «rigido»]. Il fatto di essere rigido, lo stato e la condizione di ciò che è rigido, in senso proprio: r. di un materiale; per non farsi scorgere, cercò di mantenere una r. assoluta.

FLESSIBILITÀ s. f. [dal lat. tardoflexibilĭtas-atis]. La proprietà o la caratteristica di essere flessibile, facilità a piegarsi, e, in senso fig., a variare, a modificarsi, ad adattarsi a situazioni o condizioni diverse.

Peregrinando tra vari testi, leggo: Si narra che molti secoli fa, un distinto medico di nome Shirobei Akiyama, profondo studioso di Arti Marziali, durante i suoi viaggi in Cina compiuti per studiare la medicina tradizionale, non soddisfatto dei risultati sperati e contrariato dal suo insuccesso, per cento giorni si ritirò in meditazione nel tempio di Daifazu a pregare il dio Tayunin, affinché potesse migliorare. Accadde che un giorno, durante un’abbondante nevicata, osservò che il peso della neve aveva spezzato i rami degli alberi più robusti, che erano così rimasti spogli. Lo sguardo gli si posò allora su un albero che era rimasto intatto, era un salice, dai rami flessibili. Ogni volta che la neve minacciava di spezzarli, questi si flettevano lasciandola cadere e riprendendo subito la primitiva posizione.

Questa è la storia del principio della cedevolezza, una costante che come un filo invisibile accomuna una moltitudine di stili di Arti Marziali. Può sembrare paradossale parlare di cedevolezza nelle arti marziali. Quando si pensa alle tecniche di combattimento a corpo libero si immagina qualcosa che abbia più a che fare con il contrasto che con la cedevolezza. Eppure, la particolare strategia di cedimenti è tutto meno che inerte di fronte alle tecniche più violente e potenti. La virtù che rende quasi unico questo stile consiste proprio nella sua capacità di cedere e, adattandosi immediatamente alla forma del combattimento, di utilizzare a proprio vantaggio tutte le forze che si vengono a creare in un ravvicinato campo di sinergie fulminee fra due avversari.

Sembra che la flessibilità abbia qualche freccia in più al proprio arco, ma se ci guardiamo attorno ci accorgiamo quante siano numerose le persone “rigide”: ferme nei propri valori, nelle proprie esperienze. Ognuna di esse ha le proprie motivazioni che l’hanno aiutata nella vita. Certo, è molto più facile osservare la rigidità negli altri che non in se stessi: infatti, a noi piace vederci su posizioni e punti di vista non rigidi; tuttavia alla prova dei fatti… E l’età che avanza normalmente non aiuta, se non ci si sforza in direzione della flessibilità.

Ma in definitiva, conviene essere più rigidi o più flessibili? Severità o indulgenza? “Dipende” è la risposta più sensata, anche se non a tutti balza subito evidente. Dipende, ma da cosa? Ecco un vademecum soggettivo, purtuttavia estensibile a piacere (l’ordine dei punti è casuale).

10 SITUAZIONI DOVE LA RIGIDITÀ AIUTA

  1. Con una persona cara che ha condotte autolesionistiche occorrono “paletti comportamentali” limpidi e irremovibili.
  2. Quando si deve (auto)correggere un atteggiamento irrimediabilmente sbagliato, che non conduce da nessuna parte, non sono ammesse giustificazioni, neanche le più sensate. Se giustifichiamo troppo e con ostinazione dobbiamo attentamente attenerci ai fatti e ai risultati.
  3. Nelle diete e nel mantenimento successivo.
  4. Nelle situazioni di emergenza/panico. Quando un gruppo o un individuo sono in confusione/agitazione, occorre una leadership chiara e univoca che indichi la strada da intraprendere (anche se, al momento, potrebbe non essere necessariamente la migliore in assoluto o la più “gradevole”).
  5. Quando ti accorgi che tenere duro, per raggiungere un obiettivo, ti aumenta l’adrenalina e ti avvicina sempre più verso il traguardo.
  6. Nella difesa dei propri valori più profondi (quelli che caratterizzano la tua persona e il tuo comportamento).
  7. Nelle procedure e nei compiti a complessità crescente, la certezza delle regole è indispensabile.
  8. Se sei costretto a decidere in tempi brevissimi segui una linea, non tentennare: il non decidere o il tornare sui propri passi sarebbe più dannoso.
  9. Rivalutiamo il “rispetto”: delle persone, delle cose, della legge, del tempo proprio e altrui. Chi ritarda usa anche il tuo tempo.
  10. Il rapporto con il denaro necessita di autodisciplina, pena il subire lo “stress finanziario”.

 10 SITUAZIONI DOVE LA FLESSIBILITÀ AIUTA

  1. Ogniqualvolta si fa una previsione non bisogna essere guidati dalle certezze: basta un sano ottimismo realista, pronti ad adattarsi ai cambiamenti ambientali.
  2. Con una persona che ha sbagliato è più utile la comprensione (capire il perché) che la punizione in sé (che lascia strascichi sia in chi la riceve che in chi la commina).
  3. Quando si hanno aspettative elevate o si è molto esigenti con se stessi o con gli altri, lasciarsi andare ogni tanto aiuta a riguadagnare forze e tono emotivo. Sii indulgente: dai a te stesso e agli altri la possibilità di sbagliare!
  4. Tutte le volte in cui l’autoironia aiuta ad allentare la tensione.
  5. Quando ti accorgi che mollare la presa è meno faticoso (senza danni irrimediabili o costi insostenibili) che tenere duro.
  6. Nei piccoli e grandi cambiamenti, voluti o in cui sei coinvolto, la flessibilità è una… necessità.
  7. Ascolta senza giudicare, aperto alla comprensione di tutti e di tutto. L’altro è diverso da te.
  8. Di fronte ad un fallimento.
  9. Sempre, quando ci sentiamo stressati.
  10. I processi creativi e l’innovazione hanno bisogno di (auto)indulgenza, tolleranza, flessibilità, assenza di pregiudizio. I bambini insegnano.

In natura l’atteggiamento dell’acqua è quello dell’adattamento. Essa prende la forma del contenitore che la limita; nel suo scorrere, però, non evita nulla, è un elemento incomprimibile ed è nota l’azione lenta ma inesorabilmente sgretolante della goccia sulla pietra. Lasciarsi plasmare dalla vita non è segno di debolezza: l’adattamento, anzi, è segno di gran forza!

Certo, le persone sagge sanno essere elastiche e rigide con uguale intensità e rapidità, a seconda del contesto, e quindi sono in grado di tenere sotto controllo le emozioni e i propri istinti, senza però castigarli più di tanto. Non per nulla le persone sagge hanno un elevato senso di responsabilità e grande autodisciplina, pur non disdegnando l’accettazione della realtà che, per quanto dolorosa possa essere al momento, è un modo efficacemente percorribile per consentire il cambiamento della realtà stessa.

E il cambiamento è un momento di caos, preceduto sempre da una crisi più o meno forte del proprio ego, che si destruttura e riorganizza i propri paradigmi; la propria personalità muta sulla base di nuove convinzioni, nuove illuminazioni…

Sul “decalogo” non troverò tutti (e per tutto) d’accordo, e allora concludo dicendo che esiste almeno un ambito dove rigidità e flessibilità devono necessariamente convivere: in tutti i processi educativi, infatti, è essenziale un loro mix, non definibile a priori ma fondamentale per la riuscita di ogni progetto di crescita. Educare con dolce fermezza e con ferma dolcezza: almeno lì la disciplina e la leggerezza possono convivere proficuamente!

Leggi pure: “FACILE” E “SEMPLICE”, PAROLE DIFFICILI E COMPLESSE https://www.giuseppesalvato.it/?p=742

COMPLICATO & COMPLESSO SI AFFRONTANO https://www.giuseppesalvato.it/?p=474