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RUOLO E FUNZIONI DELLA ‘PIAZZA’ NELLA STORIA DI FOGGIA

Nel 1997 alcune associazioni foggiane, ambientaliste e a tutela del territorio urbano, cooperarono per un ciclo di seminari a tema denominato I Luoghi dell’Abitare, tenuti presso la Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte, a Foggia. Quella che segue è la relazione da me tenuta all’epoca.

In un mondo in cui si esaltano le comunicazioni via internet (negli usa il fenomeno sta rosicchiando significative quote anche tra i video-dipendenti), ove tutti potranno avere tutto, in qualsiasi momento, secondo le personalizzazioni più particolari, è attuale riproporre la città come luogo fisico di relazioni interpersonali?

E in un vivere e sentirsi sempre più massificati, non è forse ormai realtà che ci si orienta, a livello mondiale, verso un’uniformità di gusti, atteggiamenti e mode? Il potere di chi gestisce i mezzi di comunicazione e informatici, sempre più integrantisi fra loro, è enorme e, per certi versi, allontana gli uomini piuttosto che avvicinarli. Ecco, allora, il motivo per ritrovare il senso materiale della città, della piazza, questo spazio il cui significato si è perso nei secoli: da luogo fulcro di vita a punto di transito o, tutt’al più, ad area destinata a salvaguardare la nostra “coscienza verde”.

Ben delineati sono stati i motivi che hanno condotto associazioni in grande sintonia culturale ad unire le proprie forze su un tema talmente vasto da rischiare dispersione e inefficacia organizzativa: non certo quello di una chiassosa levata di scudi collettiva, né di un’elencazione compiacente di buoni propositi; negli incontri preliminari, infatti, molto tempo è stato dedicato a costruire un quadro di contesto in cui muovere i nostri passi, a definire finanche una denominazione appropriata agli incontri che si volevano proporre alle autorità e alla cittadinanza.

Quali i motivi, mi chiedevo poc’anzi. Con questo ciclo di incontri si vogliono fornire da un lato alcuni strumenti interpretativi sugli spazi abitativi, genericamente intesi, per far emergere potenzialità complesse e valori semplici di una struttura urbana, valori legati alla natura umana che possono, anzi debbono generarsi e rigenerarsi in una qualsivoglia collettività. Secondo quest’ottica, dunque, la tutela e la conservazione da sole non rientrano più neanche in una logica dell’intervento di emergenza, poiché mirano tutt’al più alla salvaguardia contro il degrado dell’aspetto architettonico o artistico: il vivere è anche questo, ma è fatto soprattutto di relazioni umane, individuali e collettive.

Pertanto dobbiamo, a mio modesto parere, guardare a uno spazio pensato come punto d’incontro che avvicini le persone: in tempi come quelli attuali non resta altro modo per lanciare un’ancora che arresti per qualche attimo la frenesia quotidiana. Allora, qualsiasi progetto di realizzazione, di ristrutturazione o di pedonalizzazione e salvaguardia dovrebbe tener conto di ciò, rilevando soprattutto la funzione aggregativa della piazza e come essa si integra nel tessuto urbano.

I “luoghi dell’abitare” non stanno a identificare i luoghi in cui …si dorme, bensì le aree vitali di una società in profonda trasformazione, ma che non deve perdere valori ad alta valenza sociale.

Il centro storico di foggia ben si presta, in tale contesto. La necessità e l’opportunità di recuperare il nostro patrimonio sociale, culturale, architettonico, artistico, economico, e di potenziare quello turistico si sposa con la riscoperta delle piazze, anche le più recondite, nella quiete della parte più antica della città. Ma recuperare significa, innanzitutto, conoscere e rispettare la storia di quei luoghi, la loro destinazione nel corso del tempo, ovviamente nelle dimensioni della modernità. Balza evidente e all’apparenza strano, perciò, come in passato il concetto di piazza non era legato necessariamente a una larga e regolare apertura, ma si riferiva al centro economico, sociale, amministrativo della città. In ogni caso s’imponeva il rispetto verso il potere religioso e civile, dal che derivavano ampi spazi, le ‘platee’, attorno agli edifici religiosi e a quelli rappresentativi dell’autorità civile.

Un esempio di strada qualificata come ‘piazza’, all’alba del sec. Xv, si individua nella ‘piazza della crusta (l’odierna via campanile), sulla quale affacciava il palazzo del cambio, poi della dogana. Tuttavia la nostra disamina non può che partire da via arpi, e a tal proposito debbo necessariamente attingere dagli studi inediti di mio padre sulla toponomastica cittadina. Al tempo dei normanni, degli svevi e degli angioini via arpi era denominata genericamente ‘platea’ oppure ‘platea magna’, e ‘piazza’ almeno dall’inizio del sec. Xv, nell’ultimo periodo di dominazione angioina.

 

Lo sviluppo urbanistico nel successivo periodo federiciano quasi triplicò la città normanna e si ebbero, pertanto, le nuove ‘platee’ oggi individuabili nelle piazze de sanctis e pericle felici, federico ii e vincenzo nigri.

Ma procediamo con ordine. Nel cinquecento ed oltre sono vari i toponimi che individuano via arpi: ‘piazza di porta picciola’ il tratto antistante gli ex ospedali riuniti; ‘capo la terra’ quello fino all’arco dell’addolorata; ‘capo la piazza’ l’altro tratto fino a vico peschi e ‘strada delli mercanti’ quello più lungo dal detto vico fino a piazza nigri. Quest’ultimo tratto era anche detto ‘piazza maggiore’. Il significato di quattro diversi toponimi doveva necessariamente fotografare luoghi differenti nella loro funzione d’uso e nell’organizzazione sociale ed economica della cittadina.

Via arpi, infatti, rappresentava il centro commerciale cittadino: in pieno cinquecento, in vari tratti si trovavano fosse granarie, mentre è del 1662 l’indicazione delle ‘botteghe de le colonne’ nella ‘piazza pubblica’ (ossia in via arpi) di fronte alla ‘porta picciola della dogana’, la quale dava sull’attuale via mastrolillo, ove essa fa angolo. In quell’anno le botteghe appartenevano ai padri teatini.

Già dal 1653, poi, si ha notizia di un ‘tinazzo’ o ‘tinaccio del capitolo’ in ‘capo la piazza’, ossia di un locale destinato al deposito e alla vendita di frutta e verdure. Esso è menzionato in documenti del 1671, del 1741 e del 1775, dai quali si apprende che apparteneva al capitolo dell’allora collegiata (oggi cattedrale). Il ‘tinazzo’ era ubicato nell’odierna piazza salvatore baldassarre, appunto lungo via arpi, ed era solitamente condotto in fitto.

Ma la strada ebbe anche importanza amministrativa di prim’ordine per il largo che costeggiava (l’attuale piazza federico ii), detto ‘pozzo rotondo’, ove insisteva il vecchio palazzo dogana, sua sede sino al 1731. La sua origine può risalire ai primi decenni del sec. Xiii, quando la città si ampliò sotto la dominazione sveva.

Verso la metà del settecento e nella pianta mongelli del 1839 si hanno ancora i seguenti toponimi per la fondamentale via foggiana: ‘strada belvedere’ dall’attuale via fuiani a via ricciardi; ‘strada colaucci’ da qui all’arco dell’addolorata; ‘capo la piazza’ e ‘strada delli mercanti’ come nel precedente periodo. Curiosamente non cambiano denominazione i tratti che possiamo considerare i principali dell’intera via, alla luce anche degli orientamenti dello sviluppo urbano successivo. Solo dopo l’unità d’italia l’intero percorso fu denominato arpi.

Ritorniamo per un momento al concetto di piazza quale fulcro economico di una città. Piazza mercato ha rappresentato non da subito il luogo di scambi commerciali: è molto probabile che nei primi secoli di vita della città il mercato avvenisse presso case private e in locali appositi lungo le poche vie principali. Ma un sito urbano espressamente destinato si ha già nel sec. Xvi, in quella che oggi è piazza vincenzo nigri, a porta grande. Il mercato ittico era, invece, nella vicina ‘piazza della pescaria’, oggi via pescheria, e il toponimo ci ricorda quanto già detto sul remoto concetto di piazza, così distante dall’idea attuale.

Ai primi dell’ottocento il mercato fu trasferito negli attuali vico al piano, piazza cesare battisti e via guglielmo oberdan e ciò giustifica come, anche dopo l’unità d’italia, i medesimi luoghi erano ancora indicati come ‘piazza e strada del mercato’. Successivamente l’attività si trasferì nell’attuale piazza mercato arpi, ma solo nel 1931 furono inaugurate le nuove strutture come ancora oggi si riscontrano.

La piazza aveva assunto in passato rilievo per la presenza del palazzo dei monti di pietà: la prima istituzione del genere ebbe infatti sede sin dal 1588 in un modesto edificio per abitazioni che era nell’attuale piazza mercato arpi (ma verso la metà del ‘700 l’istituzione dava il nome alla piazza), situata alle spalle della chiesa di s. Giuseppe. Quando, nel 1797, si unificarono i vari monti, la sede fu trasferita in via arpi.

Proseguendo lungo via arpi giungiamo a porta grande. Dalla metà del cinquecento fin verso il 1811, l’attuale piazza vincenzo nigri era denominata ‘piazza mercantile’, per essere appunto sede del mercato. Urbanisticamente la sua origine risale alla prima metà del duecento, ma solo dalla prima metà del cinquecento acquisterà forme e dimensioni prossime a quelle attuali per la costruzione del palazzo del capitano regio e dell’università (=comune). Infatti in detto periodo la piazza è indicata anche come ‘largo dell’università’. Nella pianta mongelli del 1839 la sua denominazione ufficiale è ‘largo palazzo comunale’. Nel piano regolatore del 1894 è ‘piazza municipio’ e,dopo il 1916, viene dedicata a vincenzo nigri. Ma la piazza deve la sua importanza alla presenza del palazzo del capitano regio, sede dell’alto rappresentante della corte reale di spagna.

Alla fine del cinquecento il palazzo si chiamava anche ‘tribunale della terra’, perché in esso si amministrava la giustizia extra-doganale. E’ l’ennesima dimostrazione che l’amministrazione della cosa pubblica (assieme ai motivi legati alla fede) rappresentava il fulcro della vita di ogni città e necessitava, vien quasi da dire d’autorità, di spazi utili a solennizzare il luogo e le pubbliche attività che vi si svolgevano. Dopo l’incendio del 1898 la sede comunale fu trasferita nell’ex convento di s. Chiara, mentre nei restaurati locali trovarono sede la pretura e la conciliazione, fin verso il 1928. In seguito la costruzione ospitò le scuole elementari e complementari, ma nel periodo bellico (1940-45) restarono del tutto abbandonati per essere poi definitivamente occupati dal museo civico. I lavori di restauro, tra il 1955 ed il 1956, portarono all’apertura dei due archi laterali.

Sempre nella medesima piazza, il museo civico, istituito nel 1930, fu inaugurato il 28 ottobre 1931 presso le ex scuole e collegio degli scolopi, che erano nel sito dell’odierno liceo musicale. Nel 1859 fu sede quattro cattedre universitarie ma, unificata l’italia, nuove leggi ne comportarono l’abolizione. Successivamente l’edificio ospitò le scuole comunali. Nel 1876 su di esso fu sistemato l’osservatorio meteorosismico, voluto dal nigri, e nel 1894 era sede della scuola normale femminile.

Abbiamo fatto cenno a luoghi importanti sul piano economico e amministrativo. Ora ci tocca riflettere sul ruolo della religione. Muoviamo verso piazza de sanctis (ex ‘largo dell’annunziata’). Alla fine del cinquecento era detta ‘piazza duomo’, comprendente l’area tra le attuali via arpi e piazza del lago. Il largo era quello antistante l’ingresso all’attuale cattedrale. Documenti del 1857 e del 1872 lo riportano come ‘largo vescovado’, mentre nel piano regolatore del 1894 si legge ‘piazza cattedrale’, comprendente anche l’attigua piazza oggi pericle felici. Tale piazza così estesa era anche detta precedentemente ‘largo basilica’ e deve questo nome alla bolla del 23 settembre 1806, che elevò la collegiata alla dignità di basilica. In precedenza era anche detto ‘largo della chiesa maggiore’; prima ancora ‘platea’ e ‘piazza’, come per ricordare, con il loro finto anonimato, che un luogo importante non aveva bisogno di altra denominazione specifica. Per la cronaca l’ex largo dell’annunziata fu definitivamente ribattezzato piazza de sanctis forse nel 1917, in occasione del centenario della nascita del patriota e critico letterario.

Ma andiamo, proseguendo nel nostro percorso virtuale, oltre l’area su cui gravita via arpi. Un’altra piazza fondamentale nella storia e vita cittadina è rappresentata dal piano della croce: il toponimo nasce nel 1544 quando il mastrogiurato (=sindaco) prospero della bastia fece erigere davanti alla chiesa di s. Giovanni battista l’ancora esistente colonna in pietra con una croce in cima. Tuttavia il piano ebbe origine, probabilmente, già nella seconda metà del quattrocento, anche se la documentazione più antica che attesti in tale sito l’esistenza di grandi fosse granarie (mediamente capaci di 30-40 tonnellate di cereali per fossa) risale ai primi decenni del cinquecento. Da qui anche la denominazione di ‘piano delle fosse’. E’ la sede preferita della tradizionale e antica fiera di maggio, in quanto ben collegata ai grandi tratturi che conducono sin oltre la provincia, ma ugualmente posta nelle adiacenze del centro cittadino innanzi, e la cosa non è di poco conto, alla sua porta principale. Occorre solo per inciso rilevare come le attuali ridotte dimensioni del piano sono frutto dell’urbanizzazione post-bellica.

Nella storia a noi più recente si osservano importanti linee di sviluppo della città lungo due direttrici: verso nord, con l’area attorno a piazza s. Eligio e il borgo croci, verso sud, con piazza xx settembre. In vari documenti della metà del settecento, si trova indicato il quartiere delle quattro corsee’, che stava ad indicare l’area urbana gravitante sulla parte dell’odierna via della repubblica compresa tra porta grande e via s. Eligio. Detto tratto collegava i quattro tratturi fondamentali: quelli per cerignola e per manfredonia, da un lato, e quelli per lucera e per s. Severo dall’altro.

Ma contestualmente la città fu caratterizzata a sud da quello che allora si denomimò ‘largo palazzo’, identificandosi il nuovo centro politico-amministrativo nel sito del nuovo palazzo dogana, nonché il luogo d’incontro e di trattazione degli affari più diversi tra i cittadini. La città si aprì e superò i vecchi e angusti confini, spingendosi verso l’attuale piazza del carmine e la chiesa di gesù e maria.

Subito dopo l’unità ‘largo palazzo’ fu ribattezzato ‘piazza prefettura’ e definitivamente piazza xx settembre nel 1895. La funzione e l’importanza dei nuovi quartieri meridionali furono decisivi ai fini degli sviluppi urbanistici futuri, tali da eclissare i rioni sorti nello stesso periodo dalla banda opposta.

Arrivati a questo punto, e senza presunzione di essere stato esaustivo nel voler introdurre concetti che legano l’origine della città ai temi di grande attualità qui dibattuti, mi sembra doveroso, per concludere questo excursus storico, almeno una considerazione che ci riavvicini alla premessa: è vero che le cognizioni storiche, di per sé, sono utili in particolare alla cultura e agli studiosi; tuttavia la valorizzazione di una città passa attraverso la caratterizzazione dei suoi luoghi, attribuendovi significati nuovi laddove ciò sia utile, ma contemporaneamente possibile e necessario. Ricordiamoci, però, che esiste contestualmente utilità, possibilità e, soprattutto, necessità di riscoprire aspetti cittadini di grande valore sociale, economico e architettonico attraverso gli strumenti idonei dei piani regolatori generali, dei piani commerciali, degli interventi a carattere straordinario, oggi incentivati anche dall’unione europea.

SCUOLA MEDIA G. BOVIO – FOGGIA: LA STORIA DELLA NOSTRA CITTA’ https://www.giuseppesalvato.it/?p=449

LO SVILUPPO URBANISTICO DI FOGGIA DOPO IL TERREMOTO DEL 1731 https://www.giuseppesalvato.it/?p=213