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SE UN GIORNO UN UOMO…

Avendo ancor voglia di volgere lo sguardo al passato, al “nostro” recente passato, di certo ci soffermeremmo prioritariamente sugli anni delle scelte, momenti in cui opportunità e rinunce hanno attraversato in un lampo la nostra esistenza.

E saremmo condotti a comprendere, sebbene possa sfuggirci qualche significato recondito dell’ambiente che ci circonda, quanto siano integrati ed interdipendenti gli aspetti dell’esistenza, oggi più di ieri.

Per percepire tale complessità, tipica della società a noi contemporanea, bisogna necessariamente partire da lontano, secondo un excursus storico-sociale dalle mille sfaccettature, che attraversa il costume, la scienza, l’economia e la morale dei popoli. E bisogna anche dotarsi di strumenti opportuni, di approcci multidisciplinari (ma esistono ancora le discipline?), di sensibilità sopraffina per non essere oggetti, bensì soggetti della nostra era.

Il Medioevo aveva educato l’uomo ad una concezione “verticale” dell’esistenza, ad un universo gerarchico nel quale l’essere umano è destinato a venerare dal basso Dio e a dipendere da Esso (e sulla terra a soggiacere a re, a principi, alla nobiltà, al clero,…). Il Secolo dei Lumi ebbe tra i suoi meriti quello di capovolgere la visione del mondo, vissuto quale insieme di soggetti ed oggetti, secondo una concezione “orizzontale” della vita: è l’uomo ad autodeterminarsi, osservando lontano e dominando la natura. Nell’era attuale, approssimativamente definibile post-moderna, l’uomo incomincia a non essere più proprietario degli oggetti che lo circondano, peraltro sempre più numerosi, ma la democrazia partecipativa si misura sulla possibilità di accedere alle cose di cui ha bisogno. La realtà, poi, non è più unica e riconoscibile secondo regole e leggi inalterabili nel tempo, anzi si consolida sempre più quel principio di indeterminatezza del fisico Heisenberg, secondo il quale ogni soggetto osservante condiziona la realtà osservata, distorcendone il risultato.

Si vanno affermando sul piano scientifico, filosofico e, più in generale, socio-culturale, la teoria della complessità, la teoria del caos, la teoria delle catastrofi, la teoria delle strutture dissipative, in quanto la stessa scienza, quella delle finte certezze dei secoli passati, pone nuova enfasi sull’indeterminatezza e spinge verso un approccio alla contingenza, all’interdipendenza, alla diversità del mondo naturale.

Sul piano economico la crescente immaterialità dell’offerta e l’integrazione tecnologica e culturale consente agli esperti di marketing non solo di sfruttare le espressioni della cultura per attrarre nuovi clienti o per fidelizzare quelli esistenti, come già avveniva in epoca industriale, ma di selezionare porzioni di cultura popolare per trasformarle, con il contributo delle arti, in merci che stimolino reazioni emotive: vendere prodotti diventa secondario rispetto alla commercializzazione dell’esperienza.

Nell’ambiente tecnologicamente avanzato non è pure inutile rammentare che la gestione del tempo diventa più importante e preziosa del dominio dello spazio: siamo passati dagli imperi sul mondo conosciuto al colonialismo regionale, per transitare verso lo stato sovrano sul proprio territorio approdando alla new economy (quella difficilmente imbrigliabile dalle regole del singolo Stato, per intenderci), che grazie ad internet non ha confini e viaggia in “tempo reale”.

Tutto ciò significa, per dare un filo conduttore a tante idee apparentemente lontanissime, buttate rapidamente sulla carta, che la realtà non è più analizzata come un qualcosa che ci è dato, regolata nel suo divenire, bensì un’esperienza che noi stessi creiamo nel comunicarla ad altri.

Allora la nuova era, la nostra era, ci appare ambigua, diversificata, divertente, allegra, tollerante, caotica, eclettica, irriverente, senza ideologie e verità inalterabili, proprio come ci piace (o ci piacerebbe) viverla, poiché è pure l’unica che conosciamo.

Molti dubbi rigurgitano dal profondo: cosa conta ancora, in tali condizioni, la nostra esperienza? Quali valori sono premianti nella società che viviamo e in quella che ci aspetta? Qual è il ruolo dell’uomo nel moderno sistema produttivo?

Qual è, in definitiva, il suo corretto iter formativo per affrontare la complessità?

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